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Prassi e Sentenze

Diffide Greenwashing 2026

Casi reali. Sentenze reali. Lezioni reali. Da Katjes a TotalEnergies — procedimenti epocali per greenwashing e gruppi di casi tipici degli ultimi anni, analizzati in modo compatto. Piu': cosa accomuna le sentenze, come proteggere la vostra azienda e quali misure immediate si applicano in caso di diffida.

Ultimo aggiornamento: 15 aprile 2026

Indice

Attori

Chi puo' diffidare?

Quattro gruppi sono attivi in Europa. Si differenziano per metodologia, valori delle controversie e disponibilita' al negoziato. Chi invia la diffida determina la strategia difensiva.

Deutsche Umwelthilfe (DUH) — punto di riferimento europeo

Protagonista di peso nel settore del greenwashing. Oltre 100 procedimenti conclusi dal 2020. Focus: pubblicita' climatica e CO₂. Le sue azioni vengono citate come giurisprudenza di riferimento in tutta l'UE.

Wettbewerbszentrale (autocontrollo concorrenza leale)

La piu' antica organizzazione tedesca di autocontrollo della concorrenza. Agisce sia in via stragiudiziale (diffida) sia in giudizio. Promotrice del ricorso sfociato nella sentenza BGH contro Katjes.

Associazioni dei consumatori (vzbv, VZ) e analoghe in Italia

Federazione delle associazioni dei consumatori (vzbv) e relative sezioni regionali. In Italia: Altroconsumo, Codacons e altre associazioni riconosciute. Legittimazione ad agire ai sensi della Direttiva UCPD.

Concorrenti diretti

I concorrenti direttamente lesi hanno diritto alla cessazione del comportamento ai sensi della Direttiva UCPD (2005/29/CE) e del Codice del Consumo italiano. Nei mercati B2B piu' frequenti che le azioni delle associazioni. Valori elevati della controversia abituali.

Quadro sanzionatorio: In Italia l'AGCM puo' irrogare, ai sensi dell'art. 27 del Codice del Consumo (D.lgs. 206/2005), sanzioni amministrative da 5.000 a 10.000.000 di euro; solo nell'ambito di procedimenti di esecuzione coordinati a livello UE (art. 21 Reg. 2017/2394) il massimo legale arriva fino al 4% del fatturato annuo realizzato nello Stato membro interessato. La Direttiva EmpCo (UE 2024/825) e' applicabile dal 27 settembre 2026; fino al recepimento nazionale in Italia si applica il diritto della concorrenza sleale vigente (Codice del Consumo, D.lgs. 206/2005). Il 4 per cento si applica solo con un fatturato annuo superiore a 1,25 milioni di euro; al di sotto il massimo è di 50.000 euro (§ 19 UWG).

Rischio finanziario

Quanto costa una diffida?

Una diffida per greenwashing raramente si riduce a una singola voce di costo — si cumula di varie componenti. Ecco il calcolo tipico dei costi per le imprese di medie dimensioni.

1.500-4.000 €

Spese legali diffida

Diffida stragiudiziale da parte della Wettbewerbszentrale o della DUH (o di analoghe associazioni italiane). Calcolata in base al valore della controversia (tipicamente 25.000-50.000 euro).

5.000-10.000 €

Penale per ogni reiterazione

Componente obbligatoria di ogni dichiarazione di cessazione. Scatta ad ogni violazione della dichiarazione. In caso di reiterazione il valore raddoppia spesso.

5.000–10.000.000 €

Sanzione AGCM (art. 27 Codice del Consumo)

Sanzione amministrativa da 5.000 a 10.000.000 di euro applicabile dall'AGCM ai sensi dell'art. 27 del Codice del Consumo (D.lgs. 206/2005); solo nell'ambito di procedimenti di esecuzione coordinati a livello UE (art. 21 Reg. 2017/2394) puo' raggiungere il massimo legale del 4% del fatturato annuo realizzato nello Stato membro interessato. Il 4 per cento si applica solo con un fatturato annuo superiore a 1,25 milioni di euro; al di sotto il massimo è di 50.000 euro (§ 19 UWG).

da 6.000 €

Spese processuali e legali

Quando il caso giunge in tribunale. Valore della controversia da 25.000 euro, incluse le spese legali di entrambe le parti e le spese processuali. Tre gradi di giudizio costano regolarmente a sei cifre.

Case Study

Otto casi che hanno plasmato il diritto europeo sul greenwashing

Ogni caso segue la stessa struttura: fatto, procedimento, lezione. Al centro vi e' la sentenza Katjes della BGH — la pronuncia-faro tedesca del 2024 (sentenza nazionale). L'effetto in tutta l'UE deriva dalla Direttiva EmpCo (UE) 2024/825.

Caso 1 / 8

Katjes Fassin GmbH

Vietato
Settore
Produttore di dolciumi
Periodo
2021-2024
Numero di ruolo
BGH I ZR 98/23 (27.06.2024)
Claim contestata
"Dal 2021 Katjes produce tutti i prodotti in modo climaticamente neutrale"

Il fatto

La Wettbewerbszentrale (centro per la tutela della concorrenza leale) ha intentato causa nel 2021 contro il produttore di dolciumi Katjes per la pubblicita' "Dal 2021 Katjes produce tutti i prodotti in modo climaticamente neutrale". Il termine compariva sulle confezioni, in annunci pubblicitari su riviste di settore e sul sito web. La neutralita' climatica effettiva non veniva raggiunta mediante la riduzione delle emissioni di CO₂, bensi' quasi esclusivamente tramite l'acquisto di certificati per la protezione del clima. Sulla confezione stessa non vi era alcuna indicazione in tal senso — solo un codice QR che rimandava a un sito esterno.

L'iter giudiziario

In primo grado presso il Landgericht (Tribunale di) Kleve, Katjes ha vinto. Nel 2023 anche l'OLG (Corte d'Appello) di Dusseldorf ha dato ragione a Katjes, confermando il rigetto della domanda. La Wettbewerbszentrale ha proposto ricorso per cassazione. Il 27 giugno 2024 il I Senato Civile del Bundesgerichtshof (BGH) ha annullato la sentenza d'appello e deciso (Az. I ZR 98/23): il termine "climaticamente neutrale" e' ambiguo. I consumatori di norma non distinguono tra la riduzione effettiva delle emissioni e le misure di compensazione. Il chiarimento deve pertanto figurare gia' nella pubblicita' stessa — un rimando al sito web non e' espressamente sufficiente.

La lezione

La sentenza Katjes e' da allora la pronuncia-faro tedesca per la pubblicita' sulla neutralita' climatica in Germania (sentenza nazionale, vincolante solo in Germania) e viene ampiamente citata nel dibattito. L'effetto in tutta l'UE deriva pero' dalla Direttiva EmpCo (UE) 2024/825 (divieto assoluto, Allegato I n. 4c, applicabile dal 27.09.2026), non dalla sentenza tedesca in quanto tale. In concreto: senza un chiaro chiarimento nel contesto immediato della pubblicita', termini come "climaticamente neutrale", "neutrale rispetto alla CO₂" o "clima positivo" sono contrari alla concorrenza leale.

Lezione da questo caso

Il chiarimento deve figurare nella pubblicita' stessa. I codici QR e i link al sito web non sono sufficienti.

Caso 2 / 8

TotalEnergies Wärme & Kraftstoff Deutschland GmbH

Vietato
Settore
Fornitura di energia
Periodo
2022-2023
Numero di ruolo
LG Dusseldorf 38 O 92/22
Claim contestata
"Gasolio domestico compensato in CO₂" per clienti privati

Il fatto

TotalEnergies pubblicizzava gasolio domestico compensato in CO₂ per clienti privati con la promessa di neutralita' climatica. Le emissioni di CO₂ generate dalla combustione sarebbero state compensate da progetti certificati per la protezione del clima — principalmente progetti di rimboschimento in Sud America e Africa. La Deutsche Umwelthilfe (DUH) ha intentato causa nel 2022 dinanzi al Landgericht Dusseldorf per pubblicita' ingannevole. La critica principale: la combustione del gasolio genera inevitabilmente gas serra. La promessa di neutralita' climatica era pertanto contraddittoria in se'.

La sentenza

Il LG Dusseldorf ha dato ragione alla DUH il 24 marzo 2023 (Az. 38 O 92/22). Motivazione: i progetti di compensazione pubblicizzati non riuscivano a dimostrare l'effetto dichiarato. I progetti di rimboschimento sequestrano biossido di carbonio solo nell'arco di decenni e sono minacciati da incendi, parassiti o abbattimenti prematuri. Una neutralita' climatica immediata non sarebbe pertanto raggiungibile. Il tribunale ha vietato la pubblicita' con la comminazione di una pena pecuniaria.

La lezione

I progetti di compensazione sono soggetti a un esame rigoroso. Non tutti i certificati reggono ai requisiti della Direttiva UCPD (2005/29/CE) in materia di pratiche commerciali ingannevoli. In particolare, i progetti con un lungo periodo di sequestro (rimboschimento, rinaturalizzazione) non sono ritenuti idonei dal tribunale a fondare una neutralita' climatica attuale.

Lezione da questo caso

La neutralita' climatica dei combustibili fossili attraverso la compensazione e' giuridicamente rischiosa — i progetti di rimboschimento sono visti con particolare scetticismo.

Caso 3 / 8

dm-drogerie markt

Vietato
Settore
Drogheria / Beni di consumo
Periodo
2022-2024
Numero di ruolo
LG Karlsruhe 13 O 46/22
Claim contestata
"Prodotto neutrale rispetto all'ambiente" sui marchi propri

Il fatto

La catena di drogherie dm ha apposto dal 2021 su numerosi prodotti a marchio proprio (Balea, denkmit, alverde) il sigillo verde "prodotto neutrale rispetto all'ambiente". Il termine era un'invenzione propria realizzata in collaborazione con la societa' di consulenza ClimatePartner. Venivano considerate le emissioni di CO₂ sull'intero ciclo di vita, compensate da progetti per la protezione del clima e misure di "insetting". La Deutsche Umwelthilfe (DUH) ha intentato causa nel 2022 per pratiche commerciali ingannevoli.

La sentenza

Il Landgericht Karlsruhe (Az. 13 O 46/22) ha vietato la pubblicita' con il termine "neutrale rispetto all'ambiente". Motivazione: il termine suggerisce un effetto globale su tutti i beni protetti dall'ambiente (suolo, acqua, biodiversita', clima). Questo non e' realizzabile attraverso la sola compensazione della CO₂. Altri impatti ambientali come la microplastica, il consumo di acqua o l'eutrofizzazione mancavano completamente nel calcolo.

La lezione

Termini come "neutrale rispetto all'ambiente", "neutrale rispetto alla natura" o "sostenibile" sono ancor piu' problematici ai sensi della Direttiva UCPD rispetto a "climaticamente neutrale", perche' formulano una promessa ancora piu' ampia. La Direttiva EmpCo li elenca, a partire dal 27 settembre 2026, come vietati per se' — possono essere utilizzati solo se l'intera azienda opera effettivamente in modo neutro.

Lezione da questo caso

Le promesse ambientali generiche sono giuridicamente piu' rischiose delle affermazioni climatiche specifiche — richiedono prove relative a tutti i beni ambientali.

Caso 4 / 8

Compensazione CO₂ nel trasporto aereo (gruppo di casi)

Giuridicamente rischioso
Settore
Trasporto aereo
Periodo
in corso
Numero di ruolo
Gruppo di casi tipico (allegato I n. 4c Dir. PCS, versione EmpCo [UE 2024/825])
Claim contestata
Volare "CO₂ neutrale" tramite compensazione

Il fatto

In questo gruppo di casi i clienti possono, al momento della prenotazione, rendere il proprio volo "climaticamente neutrale" pagando un supplemento. Promessa: utilizzo di SAF (Sustainable Aviation Fuel) piu' compensazione tramite progetti di rimboschimento. Le associazioni dei consumatori contestano tale pubblicita' come ingannevole, poiche' il contributo del SAF e' minimo e il resto e' affidato a controversi progetti di compensazione.

La valutazione giuridica

La promessa di volo climaticamente neutrale tramite compensazione e' considerata ingannevole perche' i progetti di rimboschimento non possono attestare in modo affidabile la neutralita' climatica dichiarata. Tribunali e associazioni dei consumatori agiscono sempre piu' contro la pubblicita' climatica basata sulla compensazione. La Direttiva 2024/825 (EmpCo) chiarisce che la pubblicita' con emissioni di gas serra compensate e' vietata in tutta l'UE a partire dal 27 settembre 2026.

La lezione

I settori con emissioni naturalmente elevate (aviazione, navigazione, industria pesante) sono particolarmente nel mirino dei ricorrenti. Le presunte soluzioni tramite compensazione o misura ridotta di SAF reggono difficilmente alle pretese giuridiche.

Lezione da questo caso

Nei settori ad alta intensita' di emissioni la compensazione non basta — consumatori e tribunali si aspettano una riduzione reale.

Caso 5 / 8

H&M Hennes & Mauritz

Contestato giuridicamente
Settore
Abbigliamento / Fast Fashion
Periodo
2019-2023
Numero di ruolo
Procedimento amministrativo (Paesi Bassi, ACM)
Claim contestata
"Conscious Collection" / Etichette di sostenibilita' con punteggio

Il fatto

H&M ha commercializzato la "Conscious Collection" come linea di prodotti sostenibili e ha dotato i singoli prodotti di schede di valutazione della sostenibilita': percentuali di riduzione del consumo idrico o delle emissioni di CO₂ rispetto ai prodotti convenzionali. L'autorita' olandese per i consumatori e i mercati ACM ha contestato tali dichiarazioni come poco chiare e insufficientemente documentate; H&M si e' quindi impegnata ad adeguare o a cessare tali indicazioni. Gia' nel 2019 l'autorita' norvegese per i consumatori aveva criticato la pubblicita' sulla sostenibilita' della linea.

Il procedimento

Sono state contestate indicazioni comparative di sostenibilita' prive di un metodo di calcolo sufficientemente trasparente e verificabile. Due azioni collettive statunitensi contro la pubblicita' Conscious sono state respinte o ritirate nel 2023; i procedimenti amministrativi europei hanno segnato il dibattito sulla regolamentazione delle dichiarazioni ambientali a livello UE.

La lezione

Il punteggio di sostenibilita' e' estremamente delicato. Chi indica valori comparativi deve essere metodologicamente trasparente e verificabile. La Direttiva EmpCo, applicabile dal 27 settembre 2026, stabilisce: tali confronti sono consentiti solo se il metodo di calcolo e' pubblicamente accessibile e i dati sono stati sottoposti ad audit esterno.

Lezione da questo caso

I punteggi di sostenibilita' richiedono metodologie di calcolo pubblicamente verificabili e audit esterni.

Caso 6 / 8

Carburante "CO₂ neutrale" (gruppo di casi)

Giuridicamente rischioso
Settore
Petrolio e gas
Periodo
in corso
Numero di ruolo
Gruppo di casi tipico (allegato I n. 4c Dir. PCS, versione EmpCo [UE 2024/825])
Claim contestata
Compensazione CO₂ alle stazioni di servizio / rifornimento "CO₂ neutrale"

Il fatto

In questo gruppo di casi i clienti privati possono pagare un supplemento per litro al momento del rifornimento per "compensare" le emissioni di CO₂ del carburante. Le emissioni compensate confluiscono in progetti per la protezione del clima, principalmente programmi REDD+ di rimboschimento. Le associazioni dei consumatori agiscono contro tale pubblicita' per ingannevolezza.

La valutazione giuridica

La pubblicita' "CO₂ neutrale" basata sulla compensazione e' considerata ingannevole perche' i progetti di compensazione sottostanti non riescono a dimostrare in modo affidabile l'effetto climatico dichiarato. In particolare, i progetti REDD+ sono da anni oggetto di critiche scientifiche per la mancanza di addizionalita' (problema dell'addizionalita').

La lezione

I modelli pay-to-compensate non sono criticati solo nel diritto della concorrenza — sono un rischio reputazionale. La Direttiva EmpCo vieta espressamente, a partire dal 27 settembre 2026, la pubblicita' con "neutralita' climatica attraverso la compensazione".

Lezione da questo caso

I modelli pay-to-compensate saranno vietati in tutta l'UE a partire dal 27 settembre 2026 — rischiosi anche nel periodo transitorio.

Caso 7 / 8

Alimenti "climaticamente neutri" (gruppo di casi)

Giuridicamente rischioso
Settore
Ristorazione
Periodo
in corso
Numero di ruolo
Affermazioni di neutralita' climatica sugli alimenti (esempio generale)
Claim contestata
Alimenti "climaticamente neutri" tramite compensazione

Il fatto

Catene di ristorazione rapida hanno pubblicizzato singoli prodotti come "climaticamente neutri", con un sigillo climatico che prometteva che le emissioni derivanti dalla produzione e dalla logistica sarebbero state compensate da progetti di compensazione. Tali affermazioni su alimenti con un elevato impatto climatico sono state ripetutamente oggetto di critica pubblica e giuridica.

La valutazione giuridica

Il punto critico: la catena di fornitura dei prodotti animali (in particolare il bovino) genera consistenti emissioni di gas serra. Una semplice compensazione non soddisfa la promessa implicita nel termine "climaticamente neutro" per il consumatore. Tali affermazioni di neutralita' climatica basate sulla compensazione sono considerate ingannevoli.

La lezione

Gli alimenti con un elevato impatto climatico (bovino, agnello, latticini) non possono essere "neutralizzati" attraverso la compensazione. La Direttiva EmpCo elenca tali affermazioni, a partire dal 27 settembre 2026, espressamente come vietate per se'. Conseguenza: comunicare misure concrete di riduzione invece di affermazioni di neutralita'.

Lezione da questo caso

Prodotti animali e claim di neutralita' climatica sono un mix tossico — le autorita' di vigilanza agiscono in tutto il mondo.

Caso 8 / 8

IKEA / Inter IKEA Systems

Critica pubblica
Settore
Mobili / Legno
Periodo
2020-2025
Numero di ruolo
Indagini di ONG (nessun procedimento giudiziario)
Claim contestata
"Sustainable Forestry" / Legno certificato FSC

Il fatto

IKEA pubblicizza le proprie fonti di legname come "foreste gestite in modo sostenibile" e l'impiego di legno certificato proveniente da silvicoltura controllata. Indagini di organizzazioni non governative (tra cui Earthsight) hanno sollevato l'accusa che parti della catena di fornitura non corrispondessero a questa generica promessa di sostenibilita'. Non risulta alcuna sentenza giudiziaria ne' procedimento amministrativo su tali accuse; IKEA respinge tali accuse.

La valutazione giuridica

Al centro del dibattito pubblico vi era la questione se le affermazioni generali di sostenibilita' sull'intera gamma di prodotti siano sostenibili senza una piena trasparenza della catena di fornitura. Dal punto di vista dei critici, le certificazioni (come FSC, PEFC) non sostituiscono nemmeno un controllo continuo.

La lezione

Le affermazioni generali di sostenibilita' sull'intera gamma di prodotti non sono sostenibili senza una piena trasparenza della catena di fornitura. Anche grandi marchi con certificazioni (FSC, PEFC) possono essere colti in fallo in singoli casi — i controlli a campione non sono sufficienti. Affermazioni generali di questo tipo dovrebbero essere documentate in modo verificabile lungo l'intera catena di fornitura.

Lezione da questo caso

I certificati valgono solo quanto i loro controlli. Le claim generali di sostenibilita' su intere gamme di prodotti sono ad alto rischio.

Contesto

Come si e' arrivati all'ondata di ricorsi?

Il contesto di una svolta che ha assunto tutta la sua intensita' almeno dal 2024 — e che dal 27 settembre 2026 accelerera' ulteriormente.

Fino al 2018 circa, la pubblicita' legata al clima era considerata in Europa una terra di nessuno giuridico. Termini come "climaticamente neutrale" o "sostenibile" erano di fatto formule vuote prive di tutela, liberamente utilizzate dai reparti marketing. Le prime azioni promosse da singoli centri di tutela dei consumatori rimanevano in larga misura senza conseguenze. I tribunali decidevano in modo non uniforme, spesso a favore degli inserzionisti.

La svolta e' arrivata tra il 2020 e il 2022. Le associazioni dei consumatori e ambientaliste hanno potenziato massicciamente la propria capacita' legale e hanno presentato sistematicamente procedimenti nei settori della distribuzione, automotive, aviazione ed energia. Parallelamente, nel 2022 e' apparso lo studio della Commissione europea sul mercato del greenwashing: oltre il 50% delle affermazioni pubblicitarie legate all'ambiente in Europa risultavano false o fuorvianti.

Il punto di svolta decisivo per la giurisprudenza e' stata tuttavia la sentenza BGH contro Katjes del 27 giugno 2024. Con essa si e' fissato il principio: il chiarimento deve figurare gia' nella pubblicita' stessa — i rimandi non sono sufficienti. Da allora, praticamente ogni procedimento successivo cita questa decisione. La Commissione europea ha adottato nel febbraio 2024 la Direttiva EmpCo (2024/825). Essa entra in vigore il 27 settembre 2026 in tutta l'UE e trasforma lo standard BGH in diritto europeo uniforme. In Italia sara' recepita nel Codice del Consumo (D.lgs. 206/2005) attraverso il regime delle pratiche commerciali scorrette (artt. 20-23), con l'AGCM come autorita' di vigilanza.

Cio' che cinque anni fa valeva come vocabolario di marketing legale e' oggi regolarmente oggetto di costosi procedimenti. Chi nel 2026 fa ancora pubblicita' con "climaticamente neutrale" o "sostenibile" senza fornire prove precise, rischia diffide, sanzioni e danni reputazionali — e a una velocita' che sorprendera' qualsiasi roadmap di marketing.

Riconoscere gli schemi

Cosa hanno in comune le otto sentenze

Al di la' dei singoli fatti emergono schemi chiari. Chi li conosce puo' valutare autonomamente il rischio nella propria pubblicita'.

01

Il chiarimento deve figurare nella pubblicita' stessa

Quintessenza della sentenza Katjes (BGH 2024 — giurisprudenza tedesca di riferimento, sentenza nazionale). I rimandi al sito web o i codici QR non sono sufficienti. I consumatori devono capire senza cliccare se una promessa climatica deriva da una riduzione reale o da una compensazione.

02

La compensazione non e' un lasciapassare

In diversi procedimenti l'argomentazione "compensazione = neutralita' climatica" e' fallita; tribunali e associazioni dei consumatori agiscono contro la pubblicita' climatica basata sulla compensazione. Anche la Direttiva EmpCo 2026 rifiuta le claim di compensazione come strumento di marketing.

03

I termini generici sono piu' rischiosi di quelli specifici

"Neutrale rispetto all'ambiente" e' giuridicamente piu' problematico di "climaticamente neutrale", perche' piu' ampio. Piu' ampia e' la promessa, piu' difficile e' la prova e piu' alto e' il rischio di diffida.

04

I settori con alte emissioni sotto osservazione speciale

Aviazione, petrolio, fast fashion e prodotti animali — questi settori sono sistematicamente monitorati dai ricorrenti. Una violazione di conformita' viene qui scoperta statisticamente con maggiore frequenza.

05

Affermazioni specifiche e dimostrabili invece di slogan generici

Le affermazioni ambientali generiche prive di prova di una prestazione ambientale superiore rientrano nell'allegato al § 3 comma 3 UWG (n. 4a, diritto tedesco). Cio' che e' giuridicamente rilevante e' se un'affermazione sia sufficientemente concreta e dimostrabile. Esempio a titolo illustrativo: una formula come "Facciamo molto per l'ambiente" resta non dimostrata, mentre un dato come "riduzione delle emissioni di CO₂ del 28% rispetto al 2019, convalidata da un revisore" soddisfa l'obbligo di sostanziazione.

06

Anche i contenuti vecchi vengono verificati

Associazioni come la DUH analizzano le pubblicita' archiviate tramite archive.org. Uno slogan pubblicato nel 2022 puo' essere oggetto di diffida nel 2026 se e' ancora online. Conseguenza: bonifica sistematica di tutti gli archivi, controlli periodici su Wayback Machine e Google Cache. Vecchi PDF, download di brochure e comunicati stampa sono luoghi di ritrovamento particolarmente frequenti per promesse climatiche obsolete.

07

Il B2B colpisce di piu' — ma in modo selettivo

Nel business B2B, i concorrenti inviano diffide piu' spesso delle associazioni. I valori della controversia sono qui notevolmente piu' alti (da 50.000 a 250.000 euro). Particolarmente rischioso: pitch e gare d'appalto in cui le affermazioni di greenwashing conferiscono un vantaggio competitivo — il concorrente soccombente fa causa regolarmente in seguito.

Prevenzione

Come proteggere la mia azienda?

Cinque misure immediate concrete — attuabili nei prossimi 14 giorni, senza consulenti esterni.

1

Inventario di tutte le affermazioni pubblicitarie

Creare un inventario completo di tutte le affermazioni legate all'ambiente — sul sito web, nelle brochure, sulle confezioni, nelle e-mail, nelle newsletter e nei post sui social media. Utilizzare il nostro Greenwashing Check per un'analisi preliminare automatica del vostro dominio.

2

Verifica con l'elenco dei divieti della Direttiva EmpCo

Vietati per se' dal 27 settembre 2026: "climaticamente neutrale", "neutrale rispetto all'ambiente", "CO₂ zero", "sostenibile" senza specificazione, "verde", "Eco". Sostituire questi termini con affermazioni concrete contenenti cifre, anno di riferimento e base di calcolo.

3

Documentare le prove — e renderle verificabili

Ogni affermazione legata all'ambiente richiede una prova. Ideale: un documento pubblicamente accessibile (relazione di audit, certificato ISO 14064, analisi del ciclo di vita) — collegato direttamente alla pubblicita'. Periodo di conservazione: almeno 5 anni.

4

Richiedere un audit esterno

Prima di ogni importante campagna di marketing con riferimenti ambientali: controllo di conformita' esterno da parte di uno studio legale o di un'agenzia specializzata. Costo da 800 a 3.500 euro a seconda della portata della campagna — 10 volte meno costoso di un procedimento di diffida.

5

Istituire un monitoraggio

Un audit una tantum non e' sufficiente. I dipendenti del marketing e dello sviluppo prodotto creano ogni giorno nuovi contenuti. Uno strumento di monitoraggio della conformita' come Empcora esegue la scansione del vostro dominio settimanalmente o quotidianamente — venite avvisati immediatamente in caso di violazioni, prima che le scoprano i concorrenti o le associazioni.

Guida alla crisi

Cosa fare in caso di diffida?

Sei passi che ogni amministratore delegato e ogni responsabile marketing deve conoscere. Rispettare l'ordine — gli errori nelle prime 48 ore si consolidano poi in sede giudiziaria.

  1. Passo 1

    Rimuovere immediatamente la pubblicita'

    Prima misura dopo la ricezione della diffida: eliminare l'affermazione contestata dal sito web, dai social media, dai template di e-mail e dalla stampa. Verificare anche le vecchie versioni in cache (Google Cache, archive.org). Conservare uno screenshot della rimozione con il relativo timestamp.

  2. Passo 2

    Contattare un avvocato specializzato in diritto della concorrenza e dei consumatori

    Non negoziare mai direttamente con lo studio legale avversario. Non firmare nemmeno la dichiarazione di cessazione da soli — una dichiarazione modificata e' di solito piu' vantaggiosa e sicura. Gli avvocati specializzati in diritto della concorrenza si trovano tramite le associazioni forensi.

  3. Passo 3

    Rispettare il termine — ma senza agire precipitosamente

    Il termine indicato nella diffida (tipicamente 7-14 giorni) deve essere rispettato — altrimenti si rischia un provvedimento cautelare con costi decuplicati. Ma in questo periodo e' sempre necessario il coinvolgimento di un avvocato. In caso di urgenza: richiedere per iscritto una proroga del termine.

  4. Passo 4

    Documentare i fatti internamente

    Chi ha redatto la pubblicita'? Quali prove interne esistevano? Quando e' stata pubblicata? Questa documentazione e' la base per la difesa legale e per i processi di apprendimento interni. Conservazione per almeno 10 anni.

  5. Passo 5

    Esaminare una dichiarazione di cessazione modificata

    La dichiarazione di cessazione preformulata dallo studio legale avversario e' regolarmente troppo ampia. Un avvocato puo' preparare una variante limitata che riguardi solo l'affermazione specifica — non l'intero ambito tematico.

  6. Passo 6

    Dopo la crisi: audit di conformita' per tutta la comunicazione

    Una diffida indica solitamente un problema sistemico. Dopo la risoluzione del caso, sottoporre a audit l'intera comunicazione di marketing — altrimenti la diffida successiva arrivera' nel giro di poche settimane.

Dati e tendenze

Azioni legali per greenwashing 2024-2026

Dati di contesto tratti dal bilancio intermedio pubblicato dalla Deutsche Umwelthilfe sui propri procedimenti contro la pubblicita' climatica ingannevole. Prove e fonte nel riferimento collegato.

92
Procedimenti giudiziari della DUH contro il greenwashing (da maggio 2022)
48
di cui conclusi con una dichiarazione di cessazione
12
decisioni giudiziarie a favore della DUH

Quelle: Deutsche Umwelthilfe (DUH), Zwischenbilanz nach 92 Rechtsverfahren zu irreführender Werbung mit angeblich klimaneutralen Produkten.

Prospettiva: Direttiva (UE) 2024/825 dal 27 settembre 2026

In Italia la Direttiva (UE) 2024/825 e' applicabile dal 27 settembre 2026; fino al recepimento nazionale si applica il diritto della concorrenza sleale vigente (Codice del Consumo, D.lgs. 206/2005). Diverse fattispecie allora rilevanti — ad esempio sulle affermazioni ambientali generiche o sui marchi di sostenibilita' — si ricollegano a formulazioni chiaramente identificabili, verificabili anche nella propria pubblicita'.

Domande frequenti

Risposte sulle diffide per greenwashing

Chi ha il diritto di inviare una diffida per greenwashing?
In Italia hanno il diritto di agire le associazioni dei consumatori riconosciute, i concorrenti diretti e l'AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) per le pratiche commerciali scorrette o ingannevoli ai sensi del Codice del Consumo (D.lgs. 206/2005, artt. 20-23). Ai sensi dell'art. 27 del Codice del Consumo, l'AGCM puo' irrogare sanzioni amministrative da 5.000 a 10.000.000 di euro; solo nell'ambito di procedimenti di esecuzione coordinati a livello UE (art. 21 Reg. 2017/2394) la sanzione puo' raggiungere il massimo legale del 4% del fatturato annuo realizzato nello Stato membro interessato. La Direttiva EmpCo (UE 2024/825) e' applicabile dal 27 settembre 2026; fino al recepimento nazionale in Italia si applica il diritto della concorrenza sleale vigente (Codice del Consumo, D.lgs. 206/2005). Il 4 per cento si applica solo con un fatturato annuo superiore a 1,25 milioni di euro; al di sotto il massimo è di 50.000 euro (§ 19 UWG).
Quanto costa in media una diffida per greenwashing?
Una diffida stragiudiziale da parte di un'associazione dei consumatori o di un concorrente costa mediamente tra 1.500 e 4.000 euro di spese legali, a cui si aggiunge una clausola penale (da 5.000 a 10.000 euro per ogni reiterazione della violazione). Se il caso giunge in tribunale, si aggiungono i valori della controversia a partire da 25.000 euro. Casi di alto profilo come Katjes (giurisprudenza tedesca di riferimento, sentenza nazionale) si sviluppano su diversi gradi di giudizio con costi a sei cifre.
Cosa significa la sentenza Katjes per la mia azienda?
La sentenza Katjes (BGH I ZR 98/23 del 27.06.2024) costituisce giurisprudenza tedesca di riferimento (sentenza nazionale, vincolante in Germania). Il tribunale ha stabilito: chi pubblicizza come "climaticamente neutrale" deve già nella pubblicità stessa chiarire se si tratta di riduzione effettiva delle emissioni o di semplice compensazione. Non e' sufficiente un rimando al sito web. L'effetto in tutta l'UE deriva dalla Direttiva EmpCo (UE) 2024/825 (divieto assoluto, Allegato I n. 4c, applicabile dal 27.09.2026), non dalla sentenza tedesca in quanto tale.
Una compensazione CO₂ mi aiuta a difendermi dalle accuse di greenwashing?
No, anzi. Le associazioni dei consumatori e ambientaliste agiscono sistematicamente dal 2022 contro la pubblicita' di "climaticamente neutrale grazie alla compensazione" e i tribunali hanno accolto tali contestazioni. A partire dal 27 settembre 2026 (Direttiva EmpCo), le claim di compensazione saranno completamente vietate. Le aziende dovranno invece comunicare riduzioni reali delle emissioni con quantitativi precisi.
Sono personalmente responsabile come amministratore delegato?
Il diritto dei consumatori e della concorrenza sleale si rivolge in primo luogo all'impresa che effettua la pubblicita'. Se e in quale misura anche gli amministratori possano essere chiamati personalmente in causa dipende dal singolo caso. L'assicurazione D&O spesso non copre le azioni per greenwashing — verificate la vostra polizza. Questa non e' una consulenza legale: solo un avvocato puo' valutare in modo vincolante la vostra responsabilita'.
Qual e' la differenza tra una diffida e una sanzione amministrativa?
Una diffida e' uno strumento civilistico: associazioni o concorrenti richiedono la cessazione del comportamento piu' il rimborso delle spese legali. Una sanzione amministrativa e' una multa irrogata dall'autorita' competente — in Italia dall'AGCM ai sensi del Codice del Consumo. Entrambe possono sovrapporsi. Si aggiungono le richieste di risarcimento danni dei consumatori.
Entro quanto tempo devo rispondere a una diffida?
Il termine indicato nella diffida e' tipicamente di 7-14 giorni. Chi non risponde rischia un provvedimento cautelare d'urgenza — e i costi si decuplicano. Prima misura: rimuovere immediatamente la comunicazione contestata, poi contattare un avvocato specializzato in diritto della concorrenza e dei consumatori. Non firmare mai una dichiarazione di cessazione senza consulenza legale.
Quali termini sono fondamentalmente vietati dal 27 settembre 2026?
Vietati per se' sono tutte le affermazioni che suggeriscono una performance ambientale complessiva senza dimostrarla concretamente: "climaticamente neutrale", "CO₂ zero", "neutrale rispetto alla CO₂", "clima positivo", "neutrale rispetto all'ambiente", "neutrale rispetto alla natura", "verde", "Eco", "sostenibile" senza specificazione, "amico del clima" e "rispettoso dell'ambiente". Restano consentite le affermazioni precise con cifre, anno di riferimento e revisore — ad es. "riduzione del 28% delle emissioni di CO₂ rispetto al 2019, convalidata da DEKRA". L'elenco completo e' nel nostro glossario dei termini vietati.
La Direttiva EmpCo si applica anche ai contenuti precedentemente pubblicati?
Si'. Non appena la direttiva si applichera', a partire dal 27 settembre 2026, riguardera' qualsiasi contenuto online a quella data, indipendentemente dalla data di pubblicazione. Cio' vale anche per brochure PDF, imballaggi sul mercato e comunicati stampa archiviati. Le associazioni e l'AGCM esaminano sistematicamente archive.org alla ricerca di prove di violazioni. Chi ha ancora online vecchie comunicazioni "climaticamente neutrale" del 2022 sara' vulnerabile nel 2026.
E' sufficiente un controllo di conformita' una tantum o e' necessario il monitoraggio?
Un audit una tantum copre la situazione attuale — ma i dipendenti creano ogni giorno nuovi contenuti: articoli di blog, newsletter, descrizioni di prodotti, post sui social media. I nuovi contenuti continuano quindi a generare nuove affermazioni dopo un audit una tantum. Approccio pratico: audit iniziale per la ricognizione e poi monitoraggio automatico che rilevi i nuovi contenuti e lanci l'allarme.

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Empcora è un servizio puramente di verifica e documentazione e fornisce esclusivamente informazioni generali sulla situazione giuridica sulla base della direttiva EmpCo (UE 2024/825) e del suo recepimento nel diritto italiano — il Codice del Consumo (D.lgs. 206/2005, pratiche commerciali scorrette e ingannevoli), con riferimenti. Questa non è una consulenza legale nel caso specifico e non comprende né la riformulazione né la redazione di testi. Non si assume alcuna responsabilità o garanzia per correttezza, completezza o attualità dell'analisi, né per eventuali conseguenze giuridiche. La valutazione giuridica del caso specifico spetta a uno studio legale o a un avvocato abilitato.