19 maggio 2026
Statistica giudiziaria sul greenwashing 2025: tendenze e probabilità di successo
Il contrasto al greenwashing sta acquistando slancio sul piano giuridico. La direttiva UE 2024/825 (EmpCo) sanzionerà ulteriori violazioni a partire da settembre 2026, ma già ora si delineano tendenze chiare nella giurisprudenza. Questo articolo analizza le sentenze disponibili dei primi cinque mesi del 2025 per fornire ai responsabili marketing una valutazione fondata della situazione attuale.
Tendenze attuali nelle cause per greenwashing
L'analisi delle sentenze pubblicamente accessibili dei tribunali federali, tribunali regionali superiori e tribunali regionali mostra una chiara tendenza al rialzo nelle cause in materia di greenwashing. Nella maggior parte dei procedimenti i tribunali hanno dato ragione agli attori. Gli alti tassi di successo degli attori sottolineano la necessità di un'attenta verifica della propria comunicazione.
I valori della controversia variano a seconda del livello giurisdizionale e possono raggiungere importi rilevanti, in particolare presso il BGH. Le cause per greenwashing sono dunque rilevanti non solo in linea di principio, ma anche sul piano finanziario.
Motivazioni frequenti delle cause e fattori di successo
Le motivazioni più frequenti delle cause nel 2025 possono essere suddivise nelle seguenti categorie:
- Claim di neutralità climatica: Il focus è sulle dichiarazioni basate sulla compensazione di CO2 (offsetting). La sentenza del BGH (I ZR 98/23) del 27.06.2024 (Katjes) ha alzato l'asticella e richiede una divulgazione trasparente dei meccanismi di compensazione.
- Termini ambientali generici: Termini come "sostenibile", "ecologico" o "verde" sono spesso classificati come ingannevoli quando non sono supportati da prove concrete e misurabili.
- Certificazioni mancanti o insufficienti: Le imprese che fanno riferimento ad aspetti di sostenibilità devono documentarlo tramite certificati riconosciuti. EU-Bio, Fairtrade FLO o GOTS sono esempi in questo senso.
- Indicazioni ingannevoli su riciclo e materiali: Le dichiarazioni sulla riciclabilità dei prodotti o sull'impiego di materiali sostenibili devono essere corrette e verificabili.
I convenuti vincono generalmente quando possono presentare certificazioni esterne concrete, dimostrare una metodologia completa (ad es. analisi del ciclo di vita, LCA) e reagiscono rapidamente alle diffide.
Certificati rilevanti nel contesto del greenwashing
La scelta del certificato giusto è decisiva. Oltre ai certificati già citati come EU-Bio, Demeter o Fairtrade FLO, sono rilevanti anche standard come OEKO-TEX 100 (tessili), Bluesign (produzione tessile) e FSC/PEFC (legno e carta). Per le imprese che desiderano migliorare il proprio bilancio climatico, ISO 14064-1 (impronta di CO2) e SBTi (Science Based Targets initiative) sono riferimenti importanti. L'utilizzo di un certificato riconosciuto riduce considerevolmente il rischio di cause legali.
Prospettive per il 2026 e la direttiva EmpCo
Con l'attuazione completa della direttiva EmpCo a partire dal 27 settembre 2026 è prevedibile un netto aumento dei procedimenti. In particolare il divieto per se per "climaticamente neutro" con offsetting (Anhang I Nr. 4c UCPD i.d.F. EmpCo) porterà a un netto incremento delle cause; lo stesso vale per il divieto di dichiarazioni generiche per le quali non è dimostrata un'eccellente prestazione ambientale riconosciuta (Anhang I Nr. 4a UCPD i.d.F. EmpCo). È prevedibile che anche le azioni istituzionali (ad es. da parte di associazioni dei consumatori) diventeranno più frequenti.
A partire dal 27.09.2026 i nuovi quadri giuridici sono applicabili. La verifica dei materiali pubblicitari, l'uso di dichiarazioni chiare e comprensibili e l'utilizzo di certificati riconosciuti sono i fattori che, secondo la giurisprudenza esaminata, riducono il rischio di cause legali; chi non vi adempie resta esposto a tale rischio.
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Check gratuitoEmpcora è un servizio puramente di verifica e documentazione e fornisce esclusivamente informazioni generali sulla situazione giuridica sulla base della direttiva EmpCo (UE 2024/825) e del suo recepimento nel diritto italiano — il Codice del Consumo (D.lgs. 206/2005, pratiche commerciali scorrette e ingannevoli), con riferimenti. Questa non è una consulenza legale nel caso specifico e non comprende né la riformulazione né la redazione di testi. Non si assume alcuna responsabilità o garanzia per correttezza, completezza o attualità dell'analisi, né per eventuali conseguenze giuridiche. La valutazione giuridica del caso specifico spetta a uno studio legale o a un avvocato abilitato.

