11 giugno 2026
Ondata di diffide 2025: Greenwashing nel mirino delle associazioni dei consumatori
A partire dal 27 settembre 2026 entra pienamente in vigore la Direttiva UE 2024/825 (EmpCo), che inasprisce le regole per le dichiarazioni ambientali nella comunicazione d'impresa. Questo sta già portando a un'intensificazione dell'attività di controllo da parte delle organizzazioni dei consumatori e a una conseguente ondata di diffide.
Crescente numero di diffide da parte delle associazioni dei consumatori
L'associazione federale dei consumatori tedesca (vzbv) ha già registrato nel 2025 un significativo aumento delle diffide nell'ambito del greenwashing. Sebbene i numeri esatti possano variare, la tendenza segnala un controllo più rigoroso delle dichiarazioni ambientali. L'attenzione si concentra sulle imprese che formulano affermazioni fuorvianti o non comprovate sull'ecosostenibilità dei loro prodotti o servizi. Particolarmente colpiti sono i settori alimentare, moda ed energia.
Dichiarazioni ambientali rischiose secondo EmpCo
La Direttiva EmpCo vieta determinate dichiarazioni di per sé e pone requisiti elevati per la dimostrabilità di altre. Particolarmente critiche sono:
- Neutralità climatica con offsetting: Come confermato dalla sentenza del BGH nel caso Katjes (I ZR 98/23) del 27.06.2024, le affermazioni sulla neutralità climatica basate sulla compensazione di CO2 sono fondamentalmente inammissibili.
- Termini ambientali generici: Termini come "sostenibile", "ecologico" o "verde" non possono essere utilizzati senza una prova concreta e misurabile.
- Marchi di sostenibilità propri: Le imprese non possono utilizzare marchi o etichette proprie che non siano supportati da un sistema di certificazione indipendente ed esterno.
Anche le dichiarazioni sull'origine regionale dei prodotti possono essere problematiche se non possono essere comprovate da certificati o prove adeguate. Il Codice del Consumo (D.lgs. 206/2005) e la direttiva EmpCo (UE 2024/825) sottolineano la necessità di indicazioni chiare e verificabili sull'origine.
Cosa comporta la direttiva EmpCo per le imprese
In relazione al rischio di diffide, la disciplina incide sui seguenti aspetti:
- Materiali interessati: Tutti i materiali di marketing, i contenuti del sito web e le descrizioni dei prodotti rientrano nell'ambito di applicazione; le dichiarazioni ambientali problematiche sono inammissibili.
- Onere della prova: Ogni dichiarazione ambientale deve poter essere comprovata da certificati riconosciuti (es. EU-Bio, Fairtrade, Bluesign, FSC) o altre prove verificabili.
- Requisiti di formulazione: Le dichiarazioni vaghe o generiche sono inammissibili; ammesse restano le indicazioni concrete e misurabili.
- Verifica giuridica: Chi non fa esaminare i propri materiali di marketing sotto il profilo della conformità ai requisiti della Direttiva EmpCo resta esposto a diffide.
- Attività delle associazioni: Le organizzazioni dei consumatori monitorano attivamente la comunicazione ambientale e agiscono contro le dichiarazioni inammissibili.
A partire dal 27.09.2026 la direttiva EmpCo è applicabile. Chi non adegua la propria comunicazione alle nuove normative resta esposto a costose diffide e danni alla reputazione.
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Check gratuitoEmpcora è un servizio puramente di verifica e documentazione e fornisce esclusivamente informazioni generali sulla situazione giuridica sulla base della direttiva EmpCo (UE 2024/825) e del suo recepimento nel diritto italiano — il Codice del Consumo (D.lgs. 206/2005, pratiche commerciali scorrette e ingannevoli), con riferimenti. Questa non è una consulenza legale nel caso specifico e non comprende né la riformulazione né la redazione di testi. Non si assume alcuna responsabilità o garanzia per correttezza, completezza o attualità dell'analisi, né per eventuali conseguenze giuridiche. La valutazione giuridica del caso specifico spetta a uno studio legale o a un avvocato abilitato.

